Monumenti e luoghi d’interesse

Le Mura (foto: Marco Tisi)

Le Mura (foto: Marco Tisi)

Esaurita da tempo la loro funzione difensiva, le Mura Medicee fanno ormai parte di una visita d’ obbligo per quanti giungano nella nostra città assolvendo inoltre al loro quotidiano ruolo di “verde passeggiata”. Già nel XII, XIII e XIV secolo, esistevano antiche cerchia murarie, più volte distrutte e ricostruite, che furono poi sostituite dalle Mura esagonali che ancor oggi circondano il vecchio centro cittadino.Fu Francesco I nel 1574 a dare inizio ai lavori di costruzione di questa cinta, su disegno di Baldassarre Lanci; lavori che furono poi terminati 19 anni dopo, sotto Ferdinando I. Per la necessaria mano d’opera, fu fatto ricorso con apposito decreto all’impiego di condannati, prelevati da tutte le prigioni della Toscana. Quale sommaria descrizione architettonica, possiamo osservare come ogni angolo di questo esagono avanzi con un pentagono a freccia (bastione) così come la vecchia cittadella sia protetta da una seconda fascia bastionata rivolta verso l’ interno. Al vertice dei bastioni i resti dei “casini” delle guardie fanno ancora mostra di sè e, gallerie, magazzini e ridotti vari, mantengono la loro originale struttura, facendo della Fortezza, con le sue scalinate, con i suoi impiantiti a lisca di pesce, un angolo di antico mondo, di particolare suggestione. Sino al 1757 tutta la parte esterna era circondata da un fossato e da un argine di terra battuta e, escluse le piccole porticine (postierle) facilmente difendibili, vi erano due porte principali una a Nord, Porta Nuova, e una a Sud, un tempo Porta Reale ed ora Porta Vecchia. L’aspetto comunque attuale, riferito all’utilizzazione a giardini pubblici, fu opera di Leopoldo II che nel 1855 ordinò la demolizione delle torricelle e dei “casini” dando così alla struttura un aspetto meno bellico e più gentile. Anche il “casino” detto “delle palle”, che era stato tramandato sino al XX secolo e all’interno del quale si trovavano degli affreschi, venne distrutto nel corso di un bombardamento.
La Cattedrale (foto: Fabrizio Franchi)

La Cattedrale (foto: Fabrizio Franchi)

È il più interessante monumento della città, anche se i molti restauri e rimaneggianti gli hanno tolto molto del primitivo splendore. È intitolata a S. Lorenzo, patrono di Grosseto, e sorse sul luogo della chiesa di S.Maria, esistente nel 1138, al tempo del vescovo Rolando. I lavori cominciarono verso il 1190, essendo vescovo Gualfredo; numerose furono le interruzioni, dovute soprattutto alle guerre con Siena. La facciata, per quanto in parte modificata dai restauri cinquecenteschi del Lari, ricorda lo stile romanico, specialmente nella galleria e nel rosone. Più vicino ai motivi decorativi del Rustichini è il rosone; di sua mano sono i simboli dei quattro evangelisti collocati nel cornicione inferiore, dei quali il simbolo di S. Giovanni è stato sostituito da un santo barbuto, mentre la scultura originale è attualmente posta nel primo pilastro del lato meridionale. Dello stesso Rustichini sono, nel lato meridionale, le slanciate finestre gotiche, i pilastri e la porta; questa ha gli stipiti decorati da formelle di elegante e nervosa fattura rappresentanti figure e scene di vita medioevale e l’ architrave scolpito con l’immagine di Cristo tra gli evangelisti. Allo scultore Maccari di Siena si deve l’aggiunta nel 1897 del gruppo della lunetta della porta laterale, ispirato a un gruppo di Giovanni D’Agostino. Sull’angolo destro della facciata è una colonna romana sormontata da un capitello corinzio composito, usata nel medioevo per l’affissione dei bandi. La pianta è a croce latina, secondo lo stile romanico; i pilastri, sei per lato, dividono la chiesa in tre navate, delle quali la centrale termina con un abside semicircolare: la luce entra da una serie di finestre aperte sopra il tetto delle navate laterali, dal rosone della facciata e da due finestre con vetri colorati, opera del 1400, di Girolamo di Benvenuto. Bella è la pila dell’ acqua santa posta nella prima campata di sinistra, fatta costruire dall’ operaio Girolamo de’ Vantaggioli nel 1506 da un anonimo scultore senese, forse autore anche della pila detta Federighi, del duomo di Siena. La base triangolare con tre putti alternati a tre stemmi (di Grosseto, dell’Opera e del donatore), sostiene lo stelo decorato da tre delfini cavalcati da tre putti, i quali sorreggono la vasca, adorna nell’ esterno da ghirlande di fiori e di frutta e da uccelli, nell’ interno da granchi, da rane e da pesci: nella parte mediana dello stelo è una iscrizione con la data di costruzione dell’ opera. Nella seconda campata di sinistra è la vasca battesimale ottagona, ornata di festoni, sostenuta da un piedistallo, ove sono quattro stemmi, dell’ Opera, di Grosseto, di Siena e del donatore, Salvatore di Lemmo di Castellammare, che la fece costruire nel 1470. La parte più alta è costituita da un tempietto ottagonale con sette nicchie occupate da santi; la cupola,disposta a palme e schematici acanti, è sormontata dalla figura del Battista. L’ Opera è attribuita ad Antonio Ghini. Dello stesso autore è l’ altare della Madonna delle Grazie, nella cui luna è la stupenda Annunciazione che, insieme alle altre parti decorative dell’altare, specialmente la cornice di angioli, denuncia l’ influenza di Andrea Della Robbia. L’Opera fu compiuta nel 1474. L’ altare maggiore di marmi intarsiati è tardo rinascimentale; nel pilastro destro è uno stucco colorato di scuola senese, del 1400, rappresentante la Madonna col Bambino: nell’abside una tela del Rustici rappresentante i SS. Carlo Borromeo e Lorenzo adoranti il Nome di Gesù. Nel transetto destro è un altare moderno, eseguito dagli scultori Jardella e Martinelli; nella luna è rappresentato Gesù nell’ orto di Getsemani; l’espres sivo Crocifisso, di scuola senese del 1400, fu donato dal cardinale Giuliano Cesarini che resse la diocesi di Grosseto nel 1439. Nell’ antisacrestia è un ciborio marmoreo del 1500, proveniente da Ca stiglione della Pescaia.
Piazza Dante (foto: Fabrizio Franchi)

Piazza Dante (foto: Fabrizio Franchi)

Sfondo caratterizzante di tutta la Piazza è il Palazzo neogotico della Provincia (su progetto di Lorenzo Porciatti) che copre e ingloba i resti di un palazzo medievale da identificare con tutta probabilitá con il Palazzo Pubblico (XIV secolo). Su due lati la piazza è delimitata da portici, che sono anch’essi riferibili ad un impianto medievale, trecentesco o di poco più recente. L’ultimo lato della piazza è occupato dal fianco destro del Duomo. Di fronte alla facciata del Duomo, nella contigua Piazza del Duomo, era fino agli anni ’30 del ‘900 il Palazzo dei Priori, un palazzo di origine trecentesca che conservava l’aspetto dovuto ad una ristrutturazione secentesca o forse tardo-cinquecentesca. A lato del Duomo è il Palazzo Comunale costruito a partire dal 1867 e sede del Comune dal1870. La Piazza, restaurata nel 2001 riproponendo l’aspetto ottocentesco, ha avuto nel tempo diverse impostazioni planimetriche. Al centro è un monumento di grande importanza storica e di immagine per Grosseto, il gruppo marmoreo allegorico che rappresenta il Granduca Leopoldo II di Lorena che risolleva una donna (la Maremma) con un bambino morto o moribondo (il passato), e contemporaneamente stringe al suo fianco un altro bambino allegro e robusto (il futuro) e calpesta un serpente (la malaria); il gruppo è completato da un grifone (la comunità cittadina) che addenta saldamente il serpente. La prima idea di questo monumento risale al 1836. Il bozzetto, dello scultore Luigi Magi di Asciano, fu approvato nel 1837. Il modello definitivo è del 1842, mentre il monumento fu inaugurato nel 1846, il I maggio. Al 1846 risale anche il primo progetto (ing. Cianferoni) per la sistemazione della Piazza con il monumento al centro, la modifica di tutte le pendenze e la creazione sul nuovo lastricato circolare con catene e panchine, che andava a cancellare la precedente sistemazione, risalente forse ancora ai Medici. Il progetto fu realizzato in un momento imprecisato, forse nello stesso 1846 o nel 1847; era certamente concluso nel 1903 quando fu inaugurato il Palazzo della Provincia. Per esigenze di circolazione automobilistica le catene furono eliminate nel 1956 per essere ricollocate nel 2001.
Chiesa di San Francesco (foto: Fabrizio Franchi)

Chiesa di San Francesco (foto: Fabrizio Franchi)

Dopo essere stata dei Benedettini, intitolata a S.Fortunato, fu consegnata con il Convento a S. Francesco che, ritornando dall’Oriente, era sbarcato in uno dei porti della Maremma. Restaurata ed ornata nel 1231, fu abbellita nel 1289 da Nello Pannocchieschi. La sua architettura è di linea estremamente semplice; unici ornamenti sono una cornice che corre tutto intorno all’orlo del tetto, le finestre con arco a sesto acuto, una finestra circolare e una tettoia posta sopra la porta principale, terminante con una lunetta ove è raffigurata una Madonna col Bambino e santi, ridipinta dal Casucci, che ha anche costruito il campanile, restaurato nel 1927. Ad eccezione della parte inferiore della facciata che è in blocchi di travertino, tutta la costruzione è in mattone brunito dal tempo che sottolinea la particolare nudità dello stile francescano goticizzante. Stupendo e di altissimo pregio è il grande Crocifisso dell’altare, opera attribuita a Duccio di Boninsegna e databile molto probabilmente al 1289 anno della riapertura al culto della chiesa ove è conservato; il perizoma svolazzante rivela influenze di Cimabue, il suo schema ad esse pronunciato e la vivezza dei tratti del volto espirmono un rassegnato dolore. La cappella di destra, che non fa parte architettonicamente della chiesa, è dedicata a a S Antonio da Padova: la volta e la parete di fondo furono affrescate da Francesco e Antonio Nasini di Casteldelpiano che eseguirono il tra il 1651 e il 1680. Il chiostro attiguo, restaurato di recente e contemporaneamente alla chiesa, ha al centro un pozzo detto della Bufala, fatto costruire da Ferdinando dei Medici nel 1590 e, alle pareti, qualche pietra tombale stemmata e resti di affreschi. Un altro pozzo, costruito nel 1465 dai Senesi, si vede nell’attigua piazza dell’ex ospedale. Nel cortile della camera di commercio è la bella abside romanica con lesene strette di sezione semicircolare, quasi semicolonnette, che raccordano il coronamento di archetti pensili con la base, della più antica chiesa di Grosseto (Xl XII sec.), intitolata a S Pietro, la cui facciata dà sul Corso.
Chiesa di San Pietro (foto: Carlo Bonazza)

Chiesa di San Pietro (foto: Carlo Bonazza)

Questa piccola chiesa romanica, citata in un documento del 1188, si affaccia sul Corso Carducci, da sempre asse principale cittadino. Nel 2005 è stata oggetto di restauri e di indagini archeologiche che hanno portato alla scoperta di una precedente chiesa più piccola e di orientamento leggermente divergente, databile nel corso del IX secolo. Si tratta quindi allo stato attuale delle conoscenze della chiesa più antica della città e di uno dei primi edifici in muratura della Grosseto altomedievale. In facciata sono inserite alcune formelle con elementi decorativi tardo-romanici. Sul retro, in un varco fra le costruzioni contemporanee che le si addossano, è visibile l’abside con archetti pensili e lesene verticali riconducibili ad influenze lombarde. All’interno si conserva un’epigrafe gotica del 1235 che cita un conte Ildebrandino Aldobrandeschi. In occasione della riapertura al pubblico e al culto dopo i restauri vi è stato collocato un crocefisso ligneo (XVII sec.) proveniente dalla chiesa di Grancia.
Teatro degli Industri - Interno

Teatro degli Industri – Interno

La storia del Teatro degli Industri ha inizio nei primi anni dell’Ottocento, quando, dopo la costituzione dell’Accademia degli Industri due cittadini grossetani, Giacomo Stefanopoli e Giovanni Tognetti, acquistarono la “quarconia”, uno stanzone originariamente adibito ad ostello per i pellegrini e lo trasformarono in sala teatrale. Il Teatro degli Industri fu inaugurato con il titolo di Regio il 3 gennaio 1819. Pur non essendo un teatro di vaste dimensioni quello degli Industri rappresentò fin dai primi anni un luogo fondamentale per la vita culturale della città, dove gli Industri facevano rappresentare principalmente lavori di prosa, ma anche opere liriche, balletti e spettacoli di genere vario; mentre il salone da ballo ospitò più volte la granduchessa di Toscana, Maria Antonietta e lo stesso granduca Leopoldo II. Rivelatosi insufficiente e fuori norma, alla fine dell’Ottocento il teatro fu riedificato più capiente e a norma con le leggi di sicurezza del tempo: il progetto fu seguito dall’architetto senese Augusto Corbi. Nel 1892 fu riaperto con la rappresentazione della Cavalleria Rusticana alla presenza dell’autore Pietro Mascagni. In seguito alterne vicende portarono alla donazione dell’edificio, da parte dell’Accademia degli Industri, all’Amministrazione Comunale che lo utilizzò principalmente come sala cinematografica procedendo a vari interventi edilizi. Negli ultimi anni del Novecento, il Teatro degli Industri è stato sottoposto ad una attenta ristrutturazione conservativa per riportare alla luce le decorazioni originali di fine ottocento. Attualmente il Teatro degli Industri rappresenta un bellissimo esempio di teatro all’italiana con trecentotrentasei comodissimi posti.